Parkour: cos’è, la sua storia, chi può praticarlo, i movimenti principali, come ci si allena, i muscoli coinvolti, calorie che si consumano, alimentazione consigliata.

Parkour: cos’è, la sua storia, chi può praticarlo, i movimenti principali, come ci si allena, i muscoli coinvolti, calorie che si consumano, alimentazione consigliata.

Affascinante e pieno di vita, oltre che di libero sfogo fisico e mentale, il parkour è una disciplina oggi praticata da sempre più persone.

I tracciatori, i traceurs, e le tracciatrici, le traceuses, colore che praticano il parkour, sono abili in quella che oggi viene anche definita ‘arte dello spostamento’.

Ma vediamola meglio insieme, spiegando per bene: che cos’è il parkour, la sua storia, chi può praticarlo, i movimenti principali da saper fare, come ci si allena, i muscoli coinvolti, le calorie che si consumano e l’alimentazione più adatta.

 

Cos’è

Quando parliamo di parkour parliamo della disciplina ‘artistica’ dello spostamento: tutto ciò che concerne la capacità di muoversi e spostarsi da un punto all’altro, utilizzando solamente il proprio corpo e l’ambiente attorno a sé.

Il parkour può essere:

  • Naturale: se in mezzo alla natura;
  • Urbano: se in piena città;

Entrambe le tipologie comprendono: corsa, arrampicata, salto, scalate, etc…

 

La sua storia

Il parkour nasce in Francia negli Anni Novanta del Novecento, grazie a David Belle, un ex-pompiere infortunato al polso, che attraverso i suoi studi professionali ed i suoi allenamenti è riuscito a creare una vera e propria disciplina che permette di muoversi più velocemente in caso di emergenza.

Il parkour si fonda sul concetto di ‘hébertismo’, ovvero un allenamento fondato da Georges Hébert che ha come filosofia di base ‘essere forti per essere utili’.

Ed è, infatti, su questo che il parkour si distingue dal FreeRunning, che punta più sulla spettacolarizzazione dei movimenti, e non come il parkour al raggiungimento di un punto nel minor tempo possbile.

Nel FreeRunning, infatti, si esaltano movimenti considerati ‘inutili’ per il percorso, mentre nel parkour si fanno solo quelli strettamente necessari e meno dispendiosi, per tempo ed energia.

Dopo la nascita in Francia, il parkour prende piede in molte città europee e non, grazie soprattutto al web ed ai video che spopolano ovunque, così come i numerosi documentari girati in quegli anni e i 3 film che hanno come protagonista lo stesso David Belle.

Nonostante questo, però , il parkour arriva in Italia solo nel 2005.

Nel 2009 il parkour viene inserito tra gli sport presenti al 21° Festival del Fitness a Roma, e dal CONI come disciplina ufficiale, includendolo nell’elenco delle discipline sportive.

 

Chi può praticarlo

I così detti tracciatori, o tracciatrici, del parkour non hanno limiti di età o di sesso, si tratta di persone che grazie ad allenamento costante e miglioramenti progressivi nel tempo, riescono a superare sempre più i loro limiti e a raggiungere i loro obiettivi.

Ovviamente non è semplice, ma si tratta di uno sport per cui l’impegno e la costanza sono all’ordine del giorno, se si vuole migliorare.

 

I movimenti principali

Il parkour richiede buona preparazione mentale, oltre che fisica; quindi non è necessario solamente un buon allenamento, ma bisogna usare la testa e soprattutto conoscere quelli che sono i movimenti principali da poter e dover usare durante i percorsi, in base alle esigenze e all’ambiente circostante.

Tra i movimenti principali vediamo ora:

  • Cat leap: salto con arrivo con le mani aggrappate al bordo del muro e i piedi in appoggio contro lo stesso;
  • Climb up: superamento di un ostacolo in modo efficace;
  • Dyno: aggrapparsi ad appigli per salire;
  • Volteggi: al fine di oltrepassare ostacoli;
  • Monkey: volteggio di base;
  • Speed monkey: volteggio in corsa;

 

Come allenarsi

Per quanto riguarda l’allenamento ci sono degli esercizi di base con cui iniziare, in quanto è fondamentale una buona muscolatura per praticare il parkour.

Vediamo gli esercizi principali:

  • Squat;
  • Flessioni;
  • Sprint sul posto;
  • Tavole;
  • Pullups;
  • Piegamenti sulle braccia;

Una volta visti questi , sarebbe l’ideale stabilire una vera e propria tabella per allenarsi, la quale prevede 4 fasi:

  1. Fase di Riscaldamento: rotazione articolazioni, per un totale di 15 minuti;
  2. Fase di Potenziamento: esercizi misti, quali corsa, flessioni, addominali, salti, piegamenti, etc…;
  3. Fase di Allenamento: creazione di un circuito in cui poter fare capriole, salti di precisione, arrampicate, atterraggi e giochi di equilibrio;
  4. Fase di Defaticamento: corsa e stretching per almeno 20-30 minuti;

 

I muscoli coinvolti

Quando si parla di parkour, così come di FreeRunning o di art du deplacemente, si parla sempre di discipline che coinvolgono tutto il corpo.

Questo vuol dire che i muscoli attivi durante la prestazione saranno sempre la maggior parte e l’obiettivo è difatti quello di tenere in allenamento qualsiasi parte del nostro fisico.

Le braccia, le gambe, così come il collo, la schiena, ogni muscolo in ogni minima parte del corpo, come anche quelli nelle singole dita, sono fondamentali da allenare per quest’arte dello spostamento.

 

Le calorie consumate

Il parkour, così come tanti altri sport da ‘strada’, richiede sempre molte calorie, proprio perché richiede l’attività di tutti i muscoli, oltre che forza e velocità da parte delle gambe.

Quindi si tratta di una disciplina che accelera molto il metabolismo e permette di bruciare moltissime calorie, ovviamente in base al percorso scelto e alla velocità d’esecuzione.

 

L’alimentazione consigliata

L’alimentazione consigliata, per il parkour come per tanti altri sport, è sempre incentra sul mangiare sano, naturale e soprattutto mantenere sempre una buona idratazione.

Il consumo di proteine è importante tanto quanto quello dei carboidrati e di verdura; quest’ultima, assieme alla frutta, è di fondamentale importanza soprattutto per reidratare il proprio corpo tra un allenamento ed un altro.

Quindi il parkour non è solo allenamento o forma fisica, ma anche buona alimentazione e nutrizione.

Lascia un commento